Libri in edicola

Allegati alla rivista Donna Moderna ci saranno 10 libri, di autrici donne, a 7,90€

Il primo, già in edicola, è L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio. Da tanto volevo leggerlo e mi sono lasciata tentare, nonostante la copertina orrenda, di una bruttezza indicibile.

Penso che acquisterò soltanto altri due libri della collana, Accabadora della Murgia e La più amata della Ciabatti, gli altri titoli non mi attirano per nulla.

Annunci

In lettura: Vicolo del Mortaio

In lettura c’è Vicolo del Mortaio di Nagib Mahfuz.

Di questo autore, considerato uno dei (se non il) massimo esponente della letteratura araba, è il primo romanzo che leggo.

E voi? Avete mai letto questo o altri libri di Mahfuz?

INCIPIT: Il tramonto si annunciava e il Vicolo del Mortaio andava coprendosi di un velo bruno, reso ancora più cupo dalle ombre dei muri che lo cingevano da tre lati. Si apriva sulla Sanadiqiyya e poi saliva, in modo irregolare: una bottega, un caffè, un forno.

J. Coe – Disaccordi imperfetti

È il primo libro di Coe che leggo e probabilmente anche l’ultimo.

Disaccordi imperfetti è una raccolta di 8 racconti, 5 autonomi e 3 legati tra di loro.

Hanno tutti in comune una certa tristezza mista a malinconia, una forte tendenza al passato.

Ma l’elemento che più li accomuna è la casualità, l’idea di un destino che poteva essere diverso.

Il libro si apre con la nota dell’autore che ci introduce alla cronologia e alle commissioni dei vari racconti.

Il primo, Nona e Tredicesima, è l’unico che mi è piaciuto e che mi aveva fatto ben sperare. È la storia di una fantasia nata dopo un incontro fortuito tra una donna e un pianista di pianobar, un “cosa sarebbe successo se” con un bel parallelismo tra vita e musica, tra le scelte che facciamo e il modo in cui costruiamo o risolviamo gli accordi.

I restanti 7 li ho trovati monotoni e noiosi. Se pure c’era qualche spunto interessante è stato vanificato dal format del racconto.

Autore: Jonathan Coe

Titolo: Disaccordi imperfetti

Titolo Originale: Loggerheads and other stories

Traduttore: Delfina Vezzoli

Editore: Universale economica Feltrinelli

Haul libresco

Approfittando della scorsa promozione delle spese di spedizione gratis di Libraccio ho preso quattro libri usati.

  • La Vita Quotidiana In Russia Al Tempo Dell’ Ultimo Zar, di Henri Troyat. Ho scoperto questo libro grazie alla recensione di una ragazza su instagram e, da appassionata di storia e cultura russa, quando l’ho trovato usato non potevo lasciarmelo scappare
  • Zarine, di Henri Troyat
  • Pappagalli Verdi, di Gino Strada
  • Il Libraio Di Selinunte, di Roberto Vecchioni, del quale amo le canzoni e spero di amare anche la prosa

Ne avete letto qualcuno? Pareri?

Bilancio letture di metà anno

Lunedì 1 luglio è il giorno perfetto per fare il bilancio delle letture di questi primi 6 mesi dell’anno.

Divisi in una sorta di podio troviamo 5 libri che mi sono piaciuti molto, 1 che mi è piaciuto un po’ meno e 2 che davvero non mi sono piaciuti.

Fra i TOP troviamo:

  • Cecità di José Saramago (edito da Feltrinelli), un libro duro, difficile e magnifico
  • L’autobiografia di Eric Clapton (edito da Sperling&Kupfer), molto più interessante di quello che immaginavo
  • Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij (edito da Feltrinelli), trovate la recensione qui https://lalettriceanonima84.home.blog/2019/05/17/f-dostoevskij-le-notti-bianche/
  • In Asia di Tiziano Terzani (edito da Tea), una splendida raccolta di articoli che scrisse come corrispondente da varie parti dell’Asia, per molti versi attualissima e comunque importante per capire determinate dinamiche
  • Storia di una ladra di libri di Markus Zusak (edito da Frassinelli), libro che ammetto di aver iniziato con una certa diffidenza e anche una punta di snobismo per poi ricredermi totalmente durante la lettura.

Fra i MEH troviamo:

  • Disaccordi imperfetti di Jonathan Coe (edito da Feltrinelli), ultimo libro letto, una raccolta di racconti di cui vi parlerò a breve

Fra i FLOP troviamo:

E voi?

Che libri avete letto in questi 6 mesi?

E. Hilsenrath – Jossel Wassermann torna a casa

E il vento, lì fuori, sussurrò qualcosa all’orecchio del rabbino. E il rabbino annuì e disse:<<Sì, hai perfettamente ragione. I gojim sono degli stolti. Ora stanno saccheggiando le nostre case e scavando nei nostri giardini. E credono che abbiamo abbandonato tutti i nostri averi. e se la ridono sotto in baffi. Non sanno che il meglio l’abbiamo portato con noi.>>
<<Che cos’è, il meglio?>> chiese il vento.
E il rabbino disse:<<La nostra storia. Quella l’abbiamo portata con noi.>>
E.Hilsenrath – Jossel Wassermann torna a casa

Jossel Wasserman, nato in una shtetl ebraica in un luogo geograficamente fluido, emigrato in Svizzera, crede di essere in punto di morte e durante la stesura del testamento decide di raccontare la sua storia e quella della shtetl.

Le potenzialità per essere un bel romanzo c’erano tutte.

C’erano.

Jossel Wassermann torna a casa non è un libro bello e non è un libro brutto, è semplicemente uno di quei libri che alla fine non ti lasciano niente.

Lo sviluppo della storia è poco interessante, non ci sono personaggi memorabili, non ci sono dinamiche particolari.

Eppure c’erano delle buone premesse.

La dicotomia tra le piccole storie quotidiane e personali che verranno dimenticate e La Storia che verrà ricordata nei libri è un buon pretesto, davvero. Ma tutto il resto è sviluppato, a mio avviso, male.

C’è una totale assenza di note esplicative che in caso di termini legati alla cultura ebraica trovo sempre molto utili oltre che interessanti.

Ci sono delle piccole incongruenze nel racconto e qualche confusione su alcune date.

C’è, nella prima parte, un’eccessiva insistenza sui problemi di flatulenza di alcuni personaggi della quale mi sfugge totalmente il senso ai fini del racconto (no, se avete più di 4 anni non fa ridere).

Il finale è uno dei più fastidiosamente aperti che ricordi.

E più di tutto c’è un senso di noia che pervade lettore per tutto il libro.

Qualcuno di voi lo ha letto e magari la pensa diversamente?