J. Coe – Disaccordi imperfetti

È il primo libro di Coe che leggo e probabilmente anche l’ultimo.

Disaccordi imperfetti è una raccolta di 8 racconti, 5 autonomi e 3 legati tra di loro.

Hanno tutti in comune una certa tristezza mista a malinconia, una forte tendenza al passato.

Ma l’elemento che più li accomuna è la casualità, l’idea di un destino che poteva essere diverso.

Il libro si apre con la nota dell’autore che ci introduce alla cronologia e alle commissioni dei vari racconti.

Il primo, Nona e Tredicesima, è l’unico che mi è piaciuto e che mi aveva fatto ben sperare. È la storia di una fantasia nata dopo un incontro fortuito tra una donna e un pianista di pianobar, un “cosa sarebbe successo se” con un bel parallelismo tra vita e musica, tra le scelte che facciamo e il modo in cui costruiamo o risolviamo gli accordi.

I restanti 7 li ho trovati monotoni e noiosi. Se pure c’era qualche spunto interessante è stato vanificato dal format del racconto.

Autore: Jonathan Coe

Titolo: Disaccordi imperfetti

Titolo Originale: Loggerheads and other stories

Traduttore: Delfina Vezzoli

Editore: Universale economica Feltrinelli

Haul libresco

Approfittando della scorsa promozione delle spese di spedizione gratis di Libraccio ho preso quattro libri usati.

  • La Vita Quotidiana In Russia Al Tempo Dell’ Ultimo Zar, di Henri Troyat. Ho scoperto questo libro grazie alla recensione di una ragazza su instagram e, da appassionata di storia e cultura russa, quando l’ho trovato usato non potevo lasciarmelo scappare
  • Zarine, di Henri Troyat
  • Pappagalli Verdi, di Gino Strada
  • Il Libraio Di Selinunte, di Roberto Vecchioni, del quale amo le canzoni e spero di amare anche la prosa

Ne avete letto qualcuno? Pareri?

Bilancio letture di metà anno

Lunedì 1 luglio è il giorno perfetto per fare il bilancio delle letture di questi primi 6 mesi dell’anno.

Divisi in una sorta di podio troviamo 5 libri che mi sono piaciuti molto, 1 che mi è piaciuto un po’ meno e 2 che davvero non mi sono piaciuti.

Fra i TOP troviamo:

  • Cecità di José Saramago (edito da Feltrinelli), un libro duro, difficile e magnifico
  • L’autobiografia di Eric Clapton (edito da Sperling&Kupfer), molto più interessante di quello che immaginavo
  • Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij (edito da Feltrinelli), trovate la recensione qui https://lalettriceanonima84.home.blog/2019/05/17/f-dostoevskij-le-notti-bianche/
  • In Asia di Tiziano Terzani (edito da Tea), una splendida raccolta di articoli che scrisse come corrispondente da varie parti dell’Asia, per molti versi attualissima e comunque importante per capire determinate dinamiche
  • Storia di una ladra di libri di Markus Zusak (edito da Frassinelli), libro che ammetto di aver iniziato con una certa diffidenza e anche una punta di snobismo per poi ricredermi totalmente durante la lettura.

Fra i MEH troviamo:

  • Disaccordi imperfetti di Jonathan Coe (edito da Feltrinelli), ultimo libro letto, una raccolta di racconti di cui vi parlerò a breve

Fra i FLOP troviamo:

E voi?

Che libri avete letto in questi 6 mesi?

E. Hilsenrath – Jossel Wassermann torna a casa

E il vento, lì fuori, sussurrò qualcosa all’orecchio del rabbino. E il rabbino annuì e disse:<<Sì, hai perfettamente ragione. I gojim sono degli stolti. Ora stanno saccheggiando le nostre case e scavando nei nostri giardini. E credono che abbiamo abbandonato tutti i nostri averi. e se la ridono sotto in baffi. Non sanno che il meglio l’abbiamo portato con noi.>>
<<Che cos’è, il meglio?>> chiese il vento.
E il rabbino disse:<<La nostra storia. Quella l’abbiamo portata con noi.>>
E.Hilsenrath – Jossel Wassermann torna a casa

Jossel Wasserman, nato in una shtetl ebraica in un luogo geograficamente fluido, emigrato in Svizzera, crede di essere in punto di morte e durante la stesura del testamento decide di raccontare la sua storia e quella della shtetl.

Le potenzialità per essere un bel romanzo c’erano tutte.

C’erano.

Jossel Wassermann torna a casa non è un libro bello e non è un libro brutto, è semplicemente uno di quei libri che alla fine non ti lasciano niente.

Lo sviluppo della storia è poco interessante, non ci sono personaggi memorabili, non ci sono dinamiche particolari.

Eppure c’erano delle buone premesse.

La dicotomia tra le piccole storie quotidiane e personali che verranno dimenticate e La Storia che verrà ricordata nei libri è un buon pretesto, davvero. Ma tutto il resto è sviluppato, a mio avviso, male.

C’è una totale assenza di note esplicative che in caso di termini legati alla cultura ebraica trovo sempre molto utili oltre che interessanti.

Ci sono delle piccole incongruenze nel racconto e qualche confusione su alcune date.

C’è, nella prima parte, un’eccessiva insistenza sui problemi di flatulenza di alcuni personaggi della quale mi sfugge totalmente il senso ai fini del racconto (no, se avete più di 4 anni non fa ridere).

Il finale è uno dei più fastidiosamente aperti che ricordi.

E più di tutto c’è un senso di noia che pervade lettore per tutto il libro.

Qualcuno di voi lo ha letto e magari la pensa diversamente?

Haul libresco

Dopo 3 settimane di attesa, una mail in cui minacciavo azioni legali a sda, una telefonata delirante con il corriere, un vicino gentile e numerose imprecazioni, sono riuscita a entrare in possesso dell’ultimo ordine fatto su Libraccio.

Approfittando di una promozione con uno sconto ulteriore sull’usato ho preso:

  • Los Angeles Stories di Ry Cooder, che amo alla follia come chitarrista e mi incuriosisce come scrittore
  • La Regina Scalza di Ildefonso Falcones, perché mi serve una lettura più leggera per la spiaggia
  • Appalermo, Appalermo di Carlo Loforti, perché se c’è Palermo nel titolo devo averlo
  • Le Avventure Di Aymé Leboeuf di Michail Kuzmin perché dovevo raggiungere un tot per non pagare le spedizioni
  • Stati Uniti Orientali di Lonely Planet, perché se tutto va secondo i piani …

Ne avete letto qualcuno?

Consigli su da dove cominciare?

Haul

Lo ammetto, mi lascio tentare ogni anno dalla promozione Feltrinelli 2 libri a 9,90

Questa volta però ho avuto difficoltà perché i titoli proposti o non erano di mio gusto, o li avevo già letti.

Quando credevo ormai di uscire sconfitta mi è caduto l’occhio su Shotgun Lovesongs, nascosto sotto un altro libro.

La trama mi attirava molto così come l’ambientazione e ho cercato un altro libro da abbinarci.

La scelta è caduta su Mahfuz, del quale avevo letto solo qualche estratto in giro per il web.

Voi?

Vi siete lasciati tentare?

Mi sono persa qualche titolo che invece meritava?

R. Charbonnier – La sorella di Mozart

<<In questi anni>> proseguiva lei <<non ho vissuto nel mero silenzio, ma come all’interno di una “pausa”. In musica le pause sono codificate sono codificate nello stesso modo in cui lo sono le note, giacché una sospensione è significante quanto una volata di suoni. Una pausa rende possibile ciò che la precede e ciò che la segue […]

R.Charbonnier – La sorella di Mozart

Nannerl è la sorella maggiore di Mozart ed è una bambina prodigio brava quanto e più di lui. Non appena il padre scopre che la bimba si cimenta nella composizione, attività maschile, la relega in casa a dar lezioni di musica alle bambine per sostenere economicamente i viaggi studio del fratello. Nannerl ha così un totale rifiuto per la musica.

La trama è interessante, è bella la suddivisione del libro non in capitoli ma come se fosse una partitura (Overture, Intermezzo, etc.) ma lo svolgimento è piuttosto insipido.

Non amo i romanzi storici né le biografie romanzate, per cui immaginavo già che questo libro non facesse per me, ma mi sono lasciata ingannare da quel “l’autrice ha compiuto studi musicali”. Studi che emergono qua e là in rari e blandi tecnicismi, ma nel complesso ho avuto l’impressione di aver letto un romanzo rosa.

Scorrevole, di facile lettura e, seppur con qualche leziosità di troppo, non è scritto male ma non è riuscito a coinvolgermi né ad appassionarmi, complici anche dei personaggi odiosi con cui ho trovato davvero impossibile empatizzare.

Ne ho terminato la lettura tre o quattro giorni fa e ne ho già dimenticato una buona parte, fine inclusa. E questo la dice lunga sull’impatto che ha avuto su di me.

Nelle note l’autrice spiega quanto (pochissimo) ci sia di storicamente accurato e quanto (troppo) di romanzato, inventato o distorto ai fini della narrazione, complice anche l’impossibilità di reperire fonti che riguardano la vita quotidiana di specifiche persone “comuni”. Rimane, però, l’impressione di un’eccessiva manipolazione.

Peccato.

Haul

Con le scorse spedizioni gratuite di Feltrinelli ho preso questi tre remainders

I Miserabili di Hugo, perché non ho mai letto niente di questo autore, e poca letteratura francese in generale ed è arrivato il momento di rimediare.

Gli altri due, Jossel Wassermann torna a casa di Hilsenrath e Ballata per la figlia del macellaio di Manseau per continuare il periodo letteratura ebraica che ho iniziato con Singer e mi sta appassionando molto.

Ora bisogna solo scegliere da quale iniziare 🙂

Ne avete letto qualcuno?

Consigli? Pareri?

F. Dostoevskij – Le notti bianche

E vi rammaricherete che la bellezza di un istante sia appassita così in fretta, in modo così irrevocabile, che sia balenata davanti ai vostri occhi così futile e ingannevole, vi rammaricherete di non aver nemmeno avuto il tempo di innamorarvi di lei …

F.Dostoevskij – Le notti bianche

Durante una delle notti bianche, quando il sole tramonta dopo le 22, in una San Pietroburgo quasi deserta, il giovane protagonista senza nome, durante una lunga passeggiata si imbatte, sul lungofiume, in una giovane fanciulla, Nasten’ka. Per quattro notti, i due si confidano l’un con l’altra, come si può fare solo con gli sconosciuti.

Il Dostoevskij più lirico tratteggia benissimo i due personaggi: Nasten’ka ha, da un lato, l’ingenuità e i tentennamenti tipici della gioventù, ma dall’altro ha la quasi contraddittoria risolutezza e determinazione anch’essa tipica degli adolescenti.

Il protagonista maschile è un sognatore, dotato di fervida immaginazione, un solitario incapace di vivere la realtà da rifugiarsi costantemente nei suoi pensieri, un uomo talmente bisognoso di avere qualcuno accanto da essere disposto ad accettare un amore parziale.

È un romanzo sulla solitudine, sull’illusione e la disillusione, sul sogno contrapposto alla realtà, enfatizzato dalla suddivisione non in capitoli ma in notti.

La collocazione temporale notturna è quasi magica, onirica, perché la notte è il momento del sogno, ma è incredibilmente bianca, luminosa, morbida.

Il mattino, che conclude il romanzo, è duro, crudele, brutale, spazza via il sogno e riporta alla realtà.

Sebbene non sia il mio preferito fra i romanzi di Dostoevskij, mi ha colpita abbastanza e si è lasciato leggere con piacere.

Se però assecondiamo la teoria per cui c’è un momento per ogni libro, bé, un paio di anni fa queste poche pagine mi avrebbero devastata. Rimandate quindi la lettura se avete il cuore infranto.

Un unico appunto mi sento di farlo alla curatrice e traduttrice, Serena Prina, che nella postfazione spiega di aver scelto di relegare tutte le note alla fine per rispettare la fluidità e la musicalità del testo. Io però ho bisogno di leggere le note contestualmente alla lettura del testo, e quindi, dovendo andare sempre a fine libro, la lettura risulta frammentata.

L’edizione Feltrinelli aggiunge anche “La cronaca di Pietroburgo” 5 feuilleton di argomento mondano, dei quali ho però apprezzato solo l’ultimo, sul carattere del sognatore, perfetta conclusione del romanzo appena letto.